Melone Mantovano: una storia, una terra, una passione
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Le tecniche di coltivazione del Melone Mantovano
Uno sguardo in generale
Il Melone Mantovano nel Viadanese
L’area di coltivazione del Melone Mantovano nella zona di Viadana (tra le più importanti a livello nazionale per la produzione di meloni a polpa arancione) occupa circa 350 ha e comprende anche alcuni terreni in territorio cremonese. Lì vi operano aziende di piccola dimensione (4-5 ha) a conduzione prevalentemente familiare, molto specializzate, capaci di garantire elasticità e flessibilità operativa nei metodi produttivi. La tipologia di melone più coltivata è quella retata italo-americana, derivata dalla Supermarket (Tuareg, Baggio, Macigno, Colorado e Mambo); ma sono anche presenti le varietà cosiddette long-life (a conservazione più lunga) come la Giusto e la Dalton. Il periodo di commercializzazione va da inizio giugno a inizio settembre. Sono inoltre coltivate, seppur con investimenti modesti, “vecchie” varietà (il Viadanese) o di più recente costituzione (Supermarket ed Harper), allo scopo di mantenere saldo il legame con il territorio d’origine e promuovere un prodotto dalle pregevolissime qualità aromatiche oltre che organolettiche.
Il Melone Mantovano nella zona di Sermide
La zona del Sermidese, che comprende una parte di territori di produzione Modenese e Ferrarese, è caratterizzata da terreni omogenei di tessitura argillosa o molto argillosa. Le aziende produttrici sono di dimensione medio-grande (15-20 ha) e specializzate. Questa zona presenta tre caratteristiche economico-produttive peculiari: produzione di melone precoce in serra-tunnel, commercializzazione diretta del prodotto con marchio proprio e concentrazione della produzione in poche cultivar diffusissime. Le tipologie maggiormente coltivate sono le retate Macigno (retato con fetta segnata a buccia verde tendente al giallo a maturazione), mentre l’Harper (frutto tondo retato senza la segnatura della fetta), che un tempo da solo copriva oltre il 50% della produzione, sta scomparendo; sono inoltre presenti i meloni “lisci” (Pamir, Bacir, Tamaris, Jolly, Honey Moon) e le cultivar a lunga conservazione per le produzioni tardo estive-autunnali (Dalton e Giusto). Il melone viene coltivato su una superficie stimabile in 500 ha con un periodo di commercializzazione tra la fine di maggio e la fine di ottobre.
Il Melone Mantovano nella zona di Gazoldo degli Ippoliti
La terza zona, quella di Gazoldo degli Ippoliti-Rodigo, è quella in cui la coltura del melone si è imposta più di recente e, parallelamente, quella in cui si è registrata la maggior crescita sia in termini di estensioni coltivate (800 ettari riconducibili a poche aziende di dimensioni molto grandi) sia di penetrazione nei mercati e nella grande distribuzione. Caratterizzata da terreni più sciolti per tessitura, rispetto a quelli delle altre due aree, vede la produzione suddivisa fra tunnel-serra (superficie stabile negli anni) e tunnellini (in forte aumento).
Le varietà più diffuse appartengono alla tipologia retato: fra queste vi è l’ulteriore suddivisione fra il retato con fetta (Tuareg, Macigno, Pregiato, Talento e Raptor) e retato senza fetta (Giusto nelle sue varie tipologie) a seconda che presentino o meno la costolatura sul frutto. I produttori che si rivolgono più al mercato dell’esportazione scelgono varietà a polpa bianco-verdastra (Galia), molto apprezzate all’estero.
Il periodo di commercializzazione va da inizio giugno a fine settembre.
Uno sguardo in particolare
In ciascuna delle tre aree, la produzione viene effettuata sia in serre-tunnel e tunnellini sia in pieno campo, in modo da permettere, grazie alla scelta di cultivar appartenenti a varie classi di precocità, un periodo di raccolta assai ampio, che spazia dalla seconda decade di maggio per arrivare anche all’inizio di novembre, a seconda delle condizioni climatiche più o meno favorevoli.
Attualmente, considerando i maggiori costi produttivi necessari nell’impiego delle serre, è stata aumentata la superficie investita di pieno campo utilizzando le tecniche di semiforzatura rappresentata dalla pacciamatura abbinata al tunnellino.
Ma come avviene la coltivazione? Partiamo dall’inizio.
Produzione delle piantine di melone
Per la produzione del Melone Mantovano si utilizzano sia piantine franche sia piantine innestate, comunque prodotte direttamente o acquistate presso fornitori accreditati: ogni partita deve infatti essere preferibilmente accompagnata dal documento di commercializzazione, completo di tutte le voci richieste dalla Normativa Regionale in materia o dal passaporto delle piante (certificazioni sanitarie). Il vivaista deve sempre impiegare sementi certificate con indicazione di assenza OGM (Organismi Geneticamente Modificati).
Nel caso di piante franche la semina viene fatta meccanicamente o a mano. Dopo aver seminato, si irriga per far raggiungere al terriccio un’umidità consona alla germinazione dei semi. Talvolta si può coprire il terreno con film plastici. Il tempo di permanenza delle piantine in vivaio varia a seconda dell’epoca di semina e del tipo di coltura cui è destinata.
L’innesto, inizialmente applicato per le colture forzate in serra (cliccando esce una scheda pop-up, con il testo n. 1 messo al fondo del capitolo) (per porre rimedio al pressante problema della suscettibilità alle tracheomicosi, conseguenza del ristoppio) sta avendo nuovo impulso anche per le colture semiforzate. (cliccando esce una scheda pop-up, con il testo n. 2 messo al fondo del capitolo)
Impianto e coltivazione
Come prima operazione, per la preparazione del terreno, occorre eseguire un’aratura profonda (40-50 cm.). In seguito, per realizzare un buon amminutamento delle zolle, è bene procedere a una o due estirpature e/o erpicature.
Normalmente, insieme all’aratura, si procede alla concimazione di fondo con gli ammendanti organici e i concimi fosfo-potassici. Nelle fasi che precedono il trapianto, si passa alla formazione delle cosiddette porche sopra le quali verrà posta la pacciamatura (film plastico) ove alloggerà la pianta.
Il trapianto, sempre su terreno pacciamato, può avvenire in pieno campo, in serra (o tunnel serra), in semiforzatura nel tunnel piccolo.
La scelta dell’epoca ottimale per il trapianto è strettamente legata alle condizioni agro-meteo (è raccomandabile che i giorni precedenti ad esso siano assolati, con una temperatura minima notturna non al di sotto dello 0°C). Il trapianto può essere manuale o agevolato da macchine trapiantatrici.
La densità colturale è molto variabile ed è in funzione del tipo di coltura praticato. Indicativamente in pieno campo è prevista una densità d’impianto di 1 pianta ogni 2 metri quadrati mentre nei tunnel grandi o nei tunnellini di 1 pianta ogni 2,7 metri quadrati; in pieno campo aumentano sia la distanza tra le file (2,6m), sia quella sulla fila (1m).
Nelle colture semiforzate, prima della completa rimozione del tunnellino, occorre procedere a una sua graduale scopertura per favorire l’acclimatamento delle piantine alle condizioni ambientali esterne.
Esigenze idriche e nutritive
Le modalità di irrigazione comunemente usate sono: aspersione, infiltrazione da solchi, localizzata con manichette, impianti a pioggia o a goccia, questi ultimi sicuramente fra i più diffusi nella moderna tecnica colturale.
Normalmente si presta una particolare attenzione alle somministrazioni, legandole strettamente all’andamento climatico. Anche la qualità dell’acqua impiegata è un fattore assai importante: sono da tener sotto controllo pH, temperatura, salinità (compresa tra 0-5 meq/l), eventuale presenza di elementi contaminanti o tossici.
Un volume stagionale di riferimento, seppur approssimativo, individua il fabbisogno idrico in un range di 2700-3600 m3/ha. Con i moderni impianti ad ala gocciolante, nella Provincia di Mantova, si utilizza un volume irriguo pari a circa 1600-2100 m3/ha.
Ogni quattro anni è prevista un’accurata analisi del terreno in grado di quantificare le disponibilità dei principali elementi nutritivi nel suolo. In considerazione delle asportazioni colturali e della dotazione del terreno, il campionamento e l’analisi consentono di identificare annualmente la quantità di elementi da somministrare (piano di concimazione).
Al pari del fabbisogno idrico, le esigenze nutritive maggiori sono rilevabili nella fase dell’allegagione e occorre tenere conto che durante questo periodo vi è un forte assorbimento di magnesio e potassio (circa la metà del totale). Altri elementi importanti quali l’azoto, il fosforo e il calcio sono invece assorbiti regolarmente fino al completo sviluppo dei frutti.
Diserbo
La forma principale di lotta alle malerbe è di tipo agronomico, essenzialmente preventivo: avvicendamento colturale, sarchiatura e pacciamatura sia in coltura forzata che in pieno campo. Le moderne tecniche d’irrigazione goccia a goccia inoltre, bagnando solo il pane di terra in prossimità della piantina, contribuiscono al contenimento delle malerbe. Per la pacciamatura si utilizza un film di polietilene disponibile in vari spessori e colorazioni (fumé, trasparente, nero, verde ed altri) in ragione delle specifiche applicazioni.
Contro le infestanti nell'interfila si impiega in genere il sistema meccanico delle estirpature o delle fresature.
Difesa Fitosanitaria
• Malattie crittogamiche e batteriche. La difesa è essenzialmente di tipo agronomico a carattere preventivo e consiste nell’evitare tutte le condizioni che favoriscono l'insorgenza della malattia sia in pieno campo che in coltura forzata. Per le crittogamiche, lavorazioni accurate del terreno per prevenire i ristagni idrici; arieggiamento delle serre per ridurre il livello di umidità relativa; disinfezione del seme etc. Per le batteriche, rotazioni colturali, arature profonde e anticipate, irrigazioni e concimazioni azotate equilibrate etc.
• Virosi e Fitofagi. Su questo fronte si sviluppa sia la lotta preventiva (per la Virosi, utilizzo di varietà resistenti, di trappole cromotropiche, di pacciamatura etc.; per i Fitofagi, attenta rotazione, arieggiatura del terreno, pulizia delle serre, trappole cromoattrattive, utilizzo della solarizzazione o del sovescio con colture a effetto nematocida) sia la lotta integrata (condotta seguendo la Normativa Regionale), sia la lotta biologica
Raccolta e Conservazione
Le operazioni di raccolta, che vengono effettuate nelle ore fresche della giornata per far sì che la polpa si mantenga fresca e compatta, sono eseguite manualmente, talvolta coadiuvate dall’apporto di macchine agevolatrici che trasportano i cassoni (talora integrate da nastri trasportatori e da calibratici).
Le condizioni termiche di conservazione sono in funzione della varietà, della zona di produzione e della tipologia del prodotto. In linea generale, comunque, i meloni possono essere conservati per 15-20 giorni a 0-7°C con umidità relativa del 85-90%; quelli invernali invece si conservano fino a 5 mesi a 7-10 °C e con 85-90% d’umidità relativa.
I mezzi di trasporto sono dotati di sistemi che garantiscano il mantenimento di temperature di refrigerazione comprese tra i 5 e i 10°C.
A questo punto il Melone Mantovano è sulla vostra tavola: consulta le ricette per cucinarlo!
Coltivare il melone sotto serra o tunnel
Tra i sistemi di forzatura utilizzati nella coltivazione del melone, vi sono le serre e i tunnellini per il campo aperto
Consorzio del Melone Mantovano - P.IVA 02072000207
Piazza Sordello, 43 - 46100 MANTOVA (MN)
Cellulare: 335.60.87.178 - Email: info@melonemantovano.it
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