La produzione viene effettuata sia in serre-tunnel e tunnellini sia in pieno campo, in modo da permettere un periodo di raccolta assai ampio, che spazia dalla seconda decade di maggio per arrivare anche all’inizio di novembre, a seconda delle condizioni climatiche più o meno favorevoli. Attualmente, considerando i maggiori costi produttivi necessari nell’impiego delle serre, è stata aumentata la superficie investita di pieno campo utilizzando le tecniche di semiforzatura rappresentata dalla pacciamatura abbinata al tunnellino.

Ma come avviene la coltivazione? Partiamo dall’inizio.

 

Produzione delle piantine di melone

Per la produzione del Melone Mantovano si utilizzano sia piantine franche sia piantine innestate, comunque prodotte direttamente o acquistate presso fornitori accreditati: ogni partita deve infatti essere preferibilmente accompagnata dal documento di commercializzazione, completo di tutte le voci richieste dalla Normativa Regionale in materia o dal passaporto delle piante (certificazioni sanitarie). Il vivaista deve sempre impiegare sementi certificate con indicazione di assenza OGM (Organismi Geneticamente Modificati).

Nel caso di piante franche la semina viene fatta meccanicamente o a mano. Dopo aver seminato, si irriga per far raggiungere al terriccio un’umidità consona alla germinazione dei semi. Talvolta si può coprire il terreno con film plastici. Il tempo di permanenza delle piantine in vivaio varia a seconda dell’epoca di semina e del tipo di coltura cui è destinata.

L’innesto, inizialmente applicato per le colture forzate in serra (per porre rimedio al pressante problema della suscettibilità alle tracheomicosi, conseguenza del ristoppio) sta avendo nuovo impulso anche per le colture semiforzate.

Impianto e coltivazione

Come prima operazione, per la preparazione del terreno, occorre eseguire un’aratura profonda (40-50 cm.). In seguito, per realizzare un buon amminutamento delle zolle, è bene procedere a una o due estirpature e/o erpicature.

Normalmente, insieme all’aratura, si procede alla concimazione di fondo con gli ammendanti organici e i concimi fosfo-potassici. Nelle fasi che precedono il trapianto, si passa alla formazione delle cosiddette porche sopra le quali verrà posta la pacciamatura (film plastico) ove alloggerà la pianta.

Il trapianto, sempre su terreno pacciamato, può avvenire in pieno campo, in serra (o tunnel serra), in semiforzatura nel tunnel piccolo.

La scelta dell’epoca ottimale per il trapianto è strettamente legata alle condizioni agro-meteo (è raccomandabile che i giorni precedenti ad esso siano assolati, con una temperatura minima notturna non al di sotto dello 0°C). Il trapianto può essere manuale o agevolato da macchine trapiantatrici.

La densità colturale è molto variabile ed è in funzione del tipo di coltura praticato. Indicativamente in pieno campo è prevista una densità d’impianto di 1 pianta ogni 2 metri quadrati mentre nei tunnel grandi o nei tunnellini di 1 pianta ogni 2,7 metri quadrati; in pieno campo aumentano sia la distanza tra le file (2,6m), sia quella sulla fila (1m).

Nelle colture semiforzate, prima della completa rimozione del tunnellino, occorre procedere a una sua graduale scopertura per favorire l’acclimatamento delle piantine alle condizioni ambientali esterne.

Esigenze idriche e nutritive

Le modalità di irrigazione comunemente usate sono: aspersione, infiltrazione da solchi, localizzata con manichette, impianti a pioggia o a goccia, questi ultimi sicuramente fra i più diffusi nella moderna tecnica colturale.

Normalmente si presta una particolare attenzione alle somministrazioni, legandole strettamente all’andamento climatico. Anche la qualità dell’acqua impiegata è un fattore assai importante: sono da tener sotto controllo pH, temperatura, salinità (compresa tra 0-5 meq/l), eventuale presenza di elementi contaminanti o tossici.

Un volume stagionale di riferimento, seppur approssimativo, individua il fabbisogno idrico in un range di 2700-3600 m3/ha. Con i moderni impianti ad ala gocciolante, nella Provincia di Mantova, si utilizza un volume irriguo pari a circa 1600-2100 m3/ha.

Ogni quattro anni è prevista un’accurata analisi del terreno in grado di quantificare le disponibilità dei principali elementi nutritivi nel suolo. In considerazione delle asportazioni colturali e della dotazione del terreno, il campionamento e l’analisi consentono di identificare annualmente la quantità di elementi da somministrare (piano di concimazione).

Al pari del fabbisogno idrico, le esigenze nutritive maggiori sono rilevabili nella fase dell’allegagione e occorre tenere conto che durante questo periodo vi è un forte assorbimento di magnesio e potassio (circa la metà del totale). Altri elementi importanti quali l’azoto, il fosforo e il calcio sono invece assorbiti regolarmente fino al completo sviluppo dei frutti.

Diserbo

La forma principale di lotta alle malerbe è di tipo agronomico, essenzialmente preventivo: avvicendamento colturale, sarchiatura e pacciamatura sia in coltura forzata che in pieno campo. Le moderne tecniche d’irrigazione goccia a goccia inoltre, bagnando solo il pane di terra in prossimità della piantina, contribuiscono al contenimento delle malerbe. Per la pacciamatura si utilizza un film di polietilene disponibile in vari spessori e colorazioni (fumé, trasparente, nero, verde ed altri) in ragione delle specifiche applicazioni.

Contro le infestanti nell’interfila si impiega in genere il sistema meccanico delle estirpature o delle fresature.

Difesa Fitosanitaria

  • Malattie crittogamiche e batteriche. La difesa è essenzialmente di tipo agronomico a carattere preventivo e consiste nell’evitare tutte le condizioni che favoriscono l’insorgenza della malattia sia in pieno campo che in coltura forzata. Per le crittogamiche, lavorazioni accurate del terreno per prevenire i ristagni idrici; arieggiamento delle serre per ridurre il livello di umidità relativa; disinfezione del seme etc. Per le batteriche, rotazioni colturali, arature profonde e anticipate, irrigazioni e concimazioni azotate equilibrate etc.
  • Virosi e Fitofagi. Su questo fronte si sviluppa sia la lotta preventiva (per la Virosi, utilizzo di varietà resistenti, di trappole cromotropiche, di pacciamatura etc.; per i Fitofagi, attenta rotazione, arieggiatura del terreno, pulizia delle serre, trappole cromoattrattive, utilizzo della solarizzazione o del sovescio con colture a effetto nematocida) sia la lotta integrata (condotta seguendo la Normativa Regionale), sia la lotta biologica

Raccolta e Conservazione

Le operazioni di raccolta, che vengono effettuate nelle ore fresche della giornata per far sì che la polpa si mantenga fresca e compatta, sono eseguite manualmente, talvolta coadiuvate dall’apporto di macchine agevolatrici che trasportano i cassoni (talora integrate da nastri trasportatori e da calibratici).

Le condizioni termiche di conservazione sono in funzione della varietà, della zona di produzione e della tipologia del prodotto. In linea generale, comunque, i meloni possono essere conservati per 15-20 giorni a 0-7°C con umidità relativa del 85-90%; quelli invernali invece si conservano fino a 5 mesi a 7-10 °C e con 85-90% d’umidità relativa.

I mezzi di trasporto sono dotati di sistemi che garantiscano il mantenimento di temperature di refrigerazione comprese tra i 5 e i 10°C.